Riconosciuta sin dall’antichità, la funzione terapeutica del teatro si manifesta nella possibilità di esplorare sé stessi, in un percorso di cambiamento che investe la capacità cognitiva e di ragionamento pratico, di comunicazione e affettività.

Corpo, movimenti e sensi sono alla base dello sviluppo armonico degli individui, in special modo se si tratta di persone con disabilità. Nel caso dei pluriminorati psicosensoriali ad esempio (i pluriminorati psicosensoriali sono coloro che oltre ad essere privi della vista e/o dell’udito, presentano altre disabilità di tipo intellettivo, motorio, comportamentale), la stimolazione delle capacità relazionali mette i soggetti nella condizione migliore per rapportarsi e adattarsi all’ambiente che li circonda. Tra i percorsi terapeutici sperimentati con successo dalla Lega del Filo d’Oro, punto di riferimento in Italia nel campo della sordocecità, un posto di particolare rilievo è occupato dall’attività teatrale. Il fare teatro educa all’assunzione di responsabilità e a prestare il massimo dell’attenzione ai ritmi dell’altro, abitua ad affrontare le situazioni di difficoltà, a comprendere fino in fondo il proprio ruolo e a rispettare quello degli altri.

Ma perché, salvo rarissime eccezioni, le sedie dei teatri storici d’Europa e del Mondo, sono rivestite di velluto? Pare che la scelta sia stata compiuta per la prima volta da un grande compositore dell’Ottocento. Per sapere di chi si tratta guarda il video.

Intanto a Nicoletta Marconi, Psicologa e Direttore di Settore presso la Lega del Filo d’Oro, abbiamo chiesto quali sono i principali effetti terapeutici dell’attività teatrale con persone pluriminorate psicosensoriali.

Titolo: LA TERAPIA DEL METTERSI IN SCENA
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
© RIPRODUZIONE RISERVATA