Favorire l’incontro tra fornitori di conoscenza e le imprese del comparto marittimo: è lo scopo di un progetto finanziato dall’Unione europea per cogliere al meglio le opportunità offerte dalla Blue Economy.

Perché i pirati che tra il Seicento e il Settecento imperversavano nei mari delle Antille avevano sempre un pappagallo al seguito? Per scoprirlo guarda il video.

Il mare può generare ricchezza e occupazione. Già adesso esso costituisce una grande risorsa naturale: basti pensare che gli ecosistemi marini forniscono cibo e sostentamento a milioni di persone, o che la maggior parte delle merci distribuite nel mondo viene trasportata sulle navi o, infine, che se l’insieme delle attività collegate al mare fossero uno Stato, esso risulterebbe al settimo posto tra le grandi economie del pianeta.

In Italia il comparto coinvolge quasi duecentomila imprese, pari a circa il 3% di tutte le attività produttive del Paese. Per consentire agli operatori del settore di cogliere al meglio le opportunità offerte dalla Blue Economy l’Unione europea ha finanziato un programma di interventi a sostegno dell’innovazione blu che vede coinvolte diverse realtà, tra cui l’Università di Camerino.

Sulle finalità del progetto, e sulle azioni messe in campo da Unicam, abbiamo sentito Romana Cacciagrano docente della Sezione Informatica presso la Scuola di Scienze e Tecnologie dell’ateneo camerte.

Titolo: UN MARE DI OPPORTUNITA’
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
© RIPRODUZIONE RISERVATA