La bellezza contrapposta alla bruttezza: un espediente dell’arte per esaltare il bene nel confronto col male. Pittori e scultori di ogni epoca hanno celebrato armonia e grazia attraverso la rappresentazione del “brutto” nelle sue molteplici forme.

Il ritrovamento di Gesù al Tempio è un episodio narrato nel Vangelo di Luca. Durante il viaggio a Gerusalemme in occasione della Pasqua ebraica, Giuseppe e Maria perdono di vista il piccolo Gesù e lo ritroveranno soltanto dopo tre giorni mentre discute con i dottori della Legge. Nell’arte l’episodio ricorre piuttosto frequentemente e nel dipinto del pittore tedesco Durer, intitolato Cristo dodicenne tra i dottori, Gesù è stato raffigurato mettendo in risalto la grazia e la delicatezza del suo volto per meglio evidenziare la differenza con la deformità di alcuni personaggi che lo circondano, in particolare quello che l’artista colloca alla sinistra del giovane Cristo: brutto, con il mento sporgente, le labbra enormi, la pelle raggrinzita e le mani nodose, e che sembra fissarlo con sguardo malignamente ostile. E non è un caso che il fulcro della scena sia costituito dal groviglio di mani che, in linea con le tendenze artistiche rinascimentali, simboleggia la disputa e la foga dell’argomentazione.
Come non è un caso che sulla tempia dell’anziano saggio compaia un vistoso accumulo di grasso. La particolarità dell’opera, dunque, è data soprattutto dalla raffigurazione caricaturale e marcatamente sgraziata dei maestri che discutono nervosamente con Gesù.
Ma perché il grande pittore tedesco sceglie di incentrare questo episodio del Vangelo sul contrasto fra bellezza e bruttezza? Per saperlo, guarda il video.

Titolo: GESU’ BELLO TRA I BRUTTI
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
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