Spesso le confezioni ci conquistano più del prodotto. Esse ne comunicano le caratteristiche, ma possono anche riportare a casa le persone scomparse.

La necessità di contenere e proteggere i prodotti della terra, i manufatti e le merci ha origini molto antiche, ma fu soltanto sul finire dell’Ottocento che i metodi di conservazione dei prodotti, in special modo di quelli alimentari, hanno subito le modifiche più importanti e il processo di confezionamento si è finalmente industrializzato. Agli inizi del Novecento in Europa e (soprattutto) negli Stati Uniti, con la rivoluzione industriale e il conseguente sviluppo del settore produttivo, anche il packaging (cioè il confezionamento di un prodotto pensato principalmente in funzione della sua commercializzazione) riceve un’attenzione prima sconosciuta, tanto che l’imballaggio verrà anche definito “venditore silenzioso”. Se da un lato, infatti, la confezione dei cibi destinati al consumo domestico serve a garantire la sicurezza alimentare preservandoli dalle contaminazioni esterne, dall’altro deve anche riuscire ad attrarre l’attenzione del consumatore comunicando in modo efficace le informazioni sul suo contenuto e sui suoi possibili utilizzi.
Al di là dell’enorme rilevanza promozionale del messaggio affidato all’imballaggio moderno, merita di essere ricordato che nel passato si è fatto ricorso al packaging anche per importanti finalità sociali. In che modo ve lo diremo fra un istante.

Titolo: IL VENDITORE SILENZIOSO
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
© RIPRODUZIONE RISERVATA