IMMIGRAZIONE E SALUTE 09 05 2017

Tra le malattie sessualmente trasmesse è la più pericolosa dopo l’Aids. La contrassero i marinai al seguito di Colombo.

Tra i molti aspetti connessi al fenomeno della migrazione dei popoli c’è indubbiamente quello della pericolosità sanitaria di chi sbarca sui nostri mari dopo un viaggio lungo e difficile. Tale pericolosità viene sottovalutata da alcuni ed esagerata da altri.
Esagerazioni e minimizzazioni a parte, di solito basate su convincimenti personali, che quasi sempre prescindono da una vera e profonda conoscenza del fenomeno, la posizione prevalente nell’ambito degli studi sul rapporto tra migrazione e salute è che il migrante raramente porta con sé malattie contratte nel paese di origine, ma si ammala una volta giunto a destinazione. Infatti, a migrare sono le persone che godono di buona salute e che, pertanto, hanno maggiori possibilità di portare a termine un viaggio in mezzo al mare. Semmai, si sostiene negli ambienti scientifici, le malattie di cui soffrono gli uomini, le donne e i bambini che vengono accolti nei nostri centri di immigrazione, derivano dal fatto che essi sono stati in luoghi chiusi e sovraffollati, a stretto contatto con altre persone per molti giorni, in condizioni di denutrizione, disidratazione e scarsa igiene.
Oggi è divenuto evidente che la globalizzazione, quindi non solo i fenomeni migratori, favorisce la diffusione, anch’essa globale, delle malattie infettive. Ma anche la storia passata offre esempi ante litteram di malattia globalizzata. Tra i più discussi quello rappresentato dalla sifilide. Se vuoi sapere perché, guarda il video.

Titolo: IMMIGRAZIONE E SALUTE
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
© RIPRODUZIONE RISERVATA