Pratica ascetica, malattia, delitto contro Dio: il rifiuto del cibo nel Medioevo e ai giorni nostri.

Nei paesi industrializzati quello dei disturbi comportamentali legati al cibo è un fenomeno preoccupante e per certi versi ancora non completamente esplorato. In tutto l’Occidente si registra, infatti, una grande varietà di comportamenti alimentari atipici sia per quantità che per qualità. Ad essere maggiormente colpite sono le giovani donne: ogni cento ragazze della fascia di età considerata più a rischio (tra i 12 e i 25 anni) ve ne sono almeno dieci che evidenziano i sintomi di un disordine alimentare grave, e quindi pericoloso per la salute. Le patologie psichiche legate all’alimentazione, come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, si caratterizzano essenzialmente per un rapporto con il cibo che è conflittuale e che si manifesta nella ricerca maniacale di magrezza e perfezione fisica. Nella grande maggioranza dei casi, all’origine di questi disturbi vi sono difficoltà psicologiche derivanti da problemi in ambito affettivo o da una storia familiare fatta di rapporti difficili.
Anche i tribunali dell’Inquisizione, durante il Medioevo, si interessarono di alcune forme di repulsione nei confronti del cibo. Per quale motivo? Per saperlo, guarda il video

Nel Medioevo un gran numero di religiose praticava il digiuno come strumento di mortificazione e di rinuncia. Tra queste sante digiunatrici (o sante anoressiche, come vennero definite in seguito) spicca la figura di Caterina da Siena.

Titolo: LE MALATTIE DEL CIBO
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
© RIPRODUZIONE RISERVATA