Ammirato nel mondo per la sua arte, Picasso nascondeva un lato oscuro che sua nipote Marina ha raccontato in un libro. Indifferenza, mortificazioni e crudeltà produssero dolore e morte nelle persone a lui vicine.

Picasso era un uomo terribile. Non è un caso che molte delle persone che gli sono state accanto hanno condiviso un’esistenza tragica e una morte altrettanto tragica. Il figlio Paulo morì distrutto dall’alcol. Una delle sue amanti si tolse la vita impiccandosi. Anche Jacqueline, la compagna degli ultimi giorni, finì per suicidarsi sparandosi alla tempia. Stesso destino toccò, a soli ventiquattro anni, a suo nipote Pablito. La sorella di quest’ultimo, Marina, nel libro Mio nonno Picasso attribuisce all’artista la responsabilità di questo drammatico evento.
Per sapere perché, guarda il video.
Egoista, intollerante e possessivo, l’incontenibile genio seppe sfiorare la perfidia in special modo con le persone che gli volevano bene.
Marina Picasso, che dai comportamenti del nonno fu spinta all’anoressia e a molti anni di psicanalisi, lo descrive come un «essere diabolico» e «incapace di amare». Alla moglie Olga, madre di Paulo, l’artista non fece visita neppure nei suoi ultimi giorni vita. Il figlio non poteva chiamarlo papà e anche i nipoti non potevano chiamarlo nonno. Ma Pablo, come tutti.

Titolo: PERFIDIA DI UN GENIO
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
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