SALUTE IN FUMO 31 05 2018

Uno studio americano dimostra che la sigaretta non è più di moda. Dipendenti dal tabacco sono sempre meno le persone benestanti e di buona cultura. L’abitudine al fumo, invece, resiste nei gruppi di posizione socioeconomica bassa, dove il vizio è più diffuso tra i giovani e le donne.

E’ possibile misurare il potere inquinante di una sigaretta? Se vuoi saperlo, guarda il video.
Nell’Ottocento la sigaretta era un simbolo di eleganza, benessere, emancipazione. Non è un caso che il gesto del fumare da principio riguardò specialmente gli artisti, i poeti, gli scrittori e i pittori desiderosi di comunicare il proprio anticonformismo e il rifiuto nei confronti dei rigidi costumi di un’epoca.
Il prodotto sigaretta si è poi ritagliato uno spazio da protagonista nel cinema hollywoodiano, divenendo il tratto distintivo di molte icone del grande schermo: da Humphrey Bogart di Casablanca, a James Dean di Gioventù bruciata, passando per Rita Hayworth di Gilda. Ma le citazioni potrebbero essere molte.
E nel tempo, le statistiche sulle vendite delle multinazionali del tabacco hanno dimostrato che queste aumentavano ogni volta che Hollywood proponeva protagonisti di successo con sigari o sigarette in bocca. Ma negli ultimi quindici anni le sigarette hanno perso il loro fascino, in larga parte dovuto proprio ai modelli dell’industria culturale, trasformandosi – secondo un’indagine del New York Times – in un vizio da disagiati. Infatti, del ventisette per cento di adulti americani che ancora non sono riusciti a liberarsi dalla dipendenza dal fumo ben il quindici per cento appartiene alle classi più basse della scala sociale, dove peraltro è anche minore il livello di istruzione. Vale a dire che più elevata è la condizione socio-culturale e maggiore è la consapevolezza della pericolosità del fumo.

Titolo: SALUTE IN FUMO
Autore: GIUSEPPE CORRADINI
© RIPRODUZIONE RISERVATA